mercoledì 7 maggio 2008

"Conflitti e mediazione:strumenti e tecniche di intervento"


Sono aperte fino a venerdì 09 maggio le iscrizioni al seminario di aggiornamente e formazione professionale "Conflittti e mediazione:strumenti e tecniche di intervento", che si terrà venerdì 16 maggio 2008 presso il Palazzo del Consiglio Regionale, aula "Federica Monteleone".
Il seminario, organizzato dall'associazione "TANGRAM - Centro di mediazione sistemica sociale e familiare", si svulupperà su due sessioni nell'arco della giornata e prevede gli interventi di mediatori familiari, avvocati e magistrati.
L'apertura dei lavori è affidata alla dott.ssa Roberta Giommi, mediatrice familiare nonchè sessuologa, Direttrice dell'Istituto Ricerca e Formazione di Firenze. La Giommi rappresenta una figura centrale della storia della mediazione familiare in Italia, autrice di numerosi testi, tra cui il recente "Tradire.Segnali di confusione amorosa" edito nel 2007 da Sperling e Kupfer e la "Mediazione nei conflitti familiari". La Giommi è nota al grande pubblico anche per la rivista di sessuologia che cura sull'inserto "Salute" della Repubblica.
La Presidente dell'associazione Tangram avv. Angela Curatola passerà poi la parola alla psicoterapeuta Serena Biagini,anch'essa dell'IRF di Firenze, all'avv. Matilde Giammarco, mediatrice familiare, e al dott. Luciano Gerardis, già presidente di Sezione del Tribunale di Reggio Calabria, magistrato da sempre attivo e sensibile al tema del diritto di famiglia.
L'evento è stato accreditato presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria ai fini dell'obbligo formativo.

mercoledì 19 marzo 2008

Il tralier di PERSEPOLIS


Il trailer ufficiale in italiano del film di Marjane Satrapi


http://www.persepolis-ilfilm.it


sabato 8 marzo 2008

8 marzo? Si, grazie!

“L’otto marzo incombe e con esso lo storico interrogativo: ha significato oggi la ricorrenza della Festa della Donna?
La Giornata internazionale della donna è una data dal valore culturale e sociale ineguagliabile. Rappresenta la memoria storica del percorso femminile, deve rimanere per ricordarci da dove veniamo, chi ha lavorato prima di noi e per noi, e permetterci così di affermare che la condizione attuale delle donne è migliorata, ma c’è ancora tanta strada per raggiungere la fin troppo declamata parità. Come Consigliera di parità che si occupa di discriminazioni sul lavoro in questi anni ho constatato con i miei occhi come le questioni lavorative siano inscindibilmente legate alla condizione sociale e culturale del territorio. La posizione di debolezza della donna lavoratrice, o aspirante tale, in Calabria è esponenzialmente maggiore di una donna del Nord. Gli elevati tassi di disoccupazione, il fenomeno del lavoro non regolare e della precarietà hanno inciso ancora di più sul soggetto più esposto, socialmente meno tutelato, qual è la donna.
Tutto questo non ha fermato un fenomeno di crescita della realtà femminile, le associazioni sono iperattive, le microrealtà imprenditoriali conquistano le pagine dei quotidiani nazionali, e, finalmente, nella nostra Regione si comincia a parlare di politiche di genere.
Il Piano di intervento per le Pari opportunità in Calabria, voluto dal Presidente Loiero, che ha visto seduti ai Tavoli tematici sindaci, sindacati, organismi di parità, associazioni femminili, università e tanti altri rappresentanti della società civile. Tutti disponibili, e portatori di contributi significativi per la costruzione di uno strumento regionale partecipato per la promozione e il rafforzamento delle politiche regionali di parità”.
E' ormai in dirittura d’arrivo la costruzione di un progetto di legge regionale sulle politiche di genere, che, a breve, uscirà il primo bando sui Piani territoriali degli orari e che, grazie all’impegno dell’assessore Regionale al Bilancio, si lavorerà sul tema del bilancio di genere. Inoltre, il Por Calabria 2007/2013 rafforza il principio di pari opportunità ed è molto più caratterizzato in un’ottica di genere rispetto al Por precedente.
Tutti questi passi avanti importanti sono stati possibili grazie alla vivacità delle donne calabresi, che testardamente da anni ormai sostengono l’ottica di genere e la propongono come modello di sviluppo alternativo.
Ben venga allora l’8 marzo se serve a valorizzare i traguardi raggiunti e incoraggiare il percorso di quella contraddizione vincente che sono le donne calabresi. Soggetti deboli sul mercato del lavoro ma portatrici di valori positivi e percorsi nuovi per il futuro della Calabria”

sabato 1 marzo 2008

Ci manca De Mita

Sono in attesa. Ogni giorno, anzi più volte al giorno, consulto i siti delle agenzie di stampa, il sito nazionale del PD e anche quello regionale. Niente.
Nessun annuncio sulla lista per la Camera dei Deputati. Solo qualche vignetta dalla grafica un pò naif.
Purtoppo il lavoro mi costringe a star fuori dalla Calabria per molto tempo e quindi non ho la possibilità di partecipare agli incontri, che immagino numerosi, per la definizione delle liste.
Veltroni non perde occasione per fare annunci sulle nomine (definirle candidature mi sembra un pò eccessivo) nelle liste alla camera dei deputati di tanti giovani. Industriali, precari, ricercatrici, ecc. Dal Piemonte al Lazio, dalla Campania al Veneto.
Ma sulla Calabria è calato il silenzio. Almeno per la Camera dei Deputati.
Vuoi vedere, ho pensato, che per il fatto che non abbiamo un De Mita locale non avremo volti nuovi in lista? Vuoi vedere che ci ritroveremo nelle posizioni utili tutti gli uscenti?
Poi, ripensandoci, dico no non possono far finta di ignorare l'interesse dei giovani verso il PD, verso il cambiamento della politica che sta determinando.
No, non commetteranno questo errore. Non potranno, chi decide, dire che in Calabria non siamo maturi per certi cambiamenti, che la strategia impone scelte oculate. Che bisogna candidare i portatori di voti. No non arriveranno a tanto.
Ne sono convinto. Io putroppo, pur avendo qualche capacità, so di non poter aspirare a far parte della lista: ho già compituo 45 anni!

Antonello



L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail

mercoledì 27 febbraio 2008

Vogliamo anche le rose - Il nuovo film di Alina Marazzi

Anita, Teresa e Valentina non si sono mai incontrate. Hanno vissuto nell'Italia degli anni sessanta e settanta, in età diverse e in città lontane. Ma le loro storie vere, riportate in diari privati, sono in un'ideale continuità, testimonianza di lotte famigliari e politiche, personali e collettive, per affermare autonomia, identità e diritti in un Paese patriarcale.

Nel 1964, Anita è un'adolescente, ragazza brava di una famiglia bene. E' timida e riflessiva. Spesso si chiude nella stanza notturna e confessa al suo diario tutto il suo senso di inadeguatezza e fragilità. "Ci ha invitati la famiglia di sotto: questa sera devo andare per la prima volta a ballare! Ho una fifa maledetta, mal di stomaco eccetera. Quanti anni ho?? Quasi diciassette!! … e invece sono stata coraggiosissima!".
Mentre fuori dall'appartamento borghese della Milano bene, i suoi coetanei iniziano a fare esperienza di autonomia e rivolta, lei si chiude e fa i conti con i dettami di una cultura borghese, autoritaria e moralista. Anita vorrebbe scoprire l'amore e il sesso, ma l'educazione che le hanno impartito la blocca inibendole una piena e consapevole esperienza del suo corpo e della sua vita.

Teresa invece l'amore e il sesso li ha già scoperti, e a soli vent'anni è rimasta incinta. Cosa fare? Come gestire una gravidanza indesiderata in una cultura meridionale quale quella della sua famiglia? "Per un'altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire". Teresa decide di abortire, e così il diritto per cui si stava battendo insieme alle compagne del collettivo non è più uno slogan ma diventa parte della sua vita, visto che l'aborto nel '76 è illegale. Lascia il suo paese nel Sud e va a Roma: maestosa, straniante e ora nemica, sfila nelle sue strade rumorose e nei palazzi fitti. Teresa farà esperienza di un aborto clandestino, consumato in una stanza anonima, su di un lettino gelido, da un ginecologo sconosciuto. Riporterà sulle pagine del diario i sentimenti e le riflessioni di una pratica che da lì a poco diventerà un diritto, per lei non più astratto.

Valentina a Roma c'è nata, ci vive e opera da militante femminista, attiva nei circoli e collettivi, ben nota al "Governo Vecchio". Vive i suoi trent'anni intensamente, mettendo sempre in relazione il "personale con il politico", cercando di trovare un equilibrio possibile tra le muse del separatismo e una piena e condivisa storia d'amore con uomo. Una sera è con il suo Francesco, finalmente intimi, ma una telefonata la distoglie: un commando di compagne ha gambizzato un ginecologo. Deve correre, sperando di trovare al ritorno la sua storia d'amore ad aspettarla.
Ma Valentina è consapevole che questo grande periodo conflittuale di lotte e passioni. politica e sesso, sta finendo perchè, come scrive sul suo diario: "Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il '77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze".

Queste tre donne non si conoscono, ma la loro testimonianza ha una ugual tensione e si muove, inconsapevole, in un'unica direzione: un sommovimento generazionale che ha preso le singole e private concezioni della vita e del mondo e le ha fuse in una visione collettiva e pubblica. I 20 anni che hanno cambiato la vita di ognuno di noi.

NOTE DELLA REGISTA

Il film immagina gli eventi narrati nei diari ricorrendo a materiali di repertorio dell'epoca, accostandoli, forzandoli ed esaltandoli in una libera interpretazione che vuole andare al di là della ricostruzione storica per cogliere il più possibile tutta la verità emotiva e esistenziale di cui la storia è fatta.
Fotografie, fotoromanzi, filmini di famiglia, inchieste e dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, riprese militanti e private, pubblicità, musiche e animazioni d'epoca e originali, oltre ai tre diari privati, sono la stratificazione visiva e sonora su cui riscrivere una storia del passato recente alla luce di un futuro incerto.
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal 'caso italiano', con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l'intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione. Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sè, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l'amore, la maternità?
Di quanto esigeva il celebre slogan "Vogliamo il pane, ma anche le rose", con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale.