Si svolgerà domani a Catanzaro, nella sala consiliare del Comune, il convegno “Non ho l’età… Donne, lavoro ed età pensionabile” promosso dalla consigliera regionale di Parità Stella Ciarletta in collaborazione con il dipartimento Dopes dell’Università “Magna Graecia”. I lavori, che inizieranno alle ore 15,30, saranno introdotti dall’assessore regionale al Lavoro Mario Maiolo e conclusi dal presidente della Regione Agazio Loiero. Le relazioni saranno tenute dai professori Antonio Viscomi, docente di Diritto del Lavoro nell’Ateneo di Catanzaro, e Valeria Maione, docente di Economia nell’Università di Genova. e Genova. Al convegno parteciperanno, tra gli altri, Giuseppe Fragomeni, dirigente generale del dipartimento Presidenza della Regione, Antonio Carnevale, dirigente generale del Dipartimento Lavoro, Antonia Lanucara, presidente della commissione regionale Pari Opportunità, Benedetto Di Iacovo, presidente della commissione calabrese per l’Emersione del lavoro non regolare.
“La recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha condannato l’Italia per non avere ancora adeguato il sistema pensionistico in relazione all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne – ha affermato la consigliera Stella Ciarletta – ha acceso un dibattito a livello nazionale sul tema e sulle possibili conseguenze sia in termini di impatto economico che sociale”.
“Il convegno di domani – ha concluso Ciarletta - offrirà l’occasione per un confronto a livello locale sui temi del welfare e delle politiche attive del lavoro avviate dalla Giunta Loiero in favore delle donne”
giovedì 12 febbraio 2009
lunedì 2 febbraio 2009
La violenza contro le donne e il coraggio della denuncia
a cura di Stella Ciarletta
Consigliera Regionale di Parità
pubblicato su Il Quotidiano del 02 febbraio 2009
La violenza contro le donne non ha razza,non ha età, non riguarda uno specifico territorio, la vediamo scoppiare ovunque con sempre maggiore ferocia e banalità, assumendo molteplici forme, per lo più sommerse.
Quasi ogni giorno leggiamo di stupri, abusi, sfruttamenti, che a volte sfociano tragicamente nell'uccisione della vittima. Malgrado lo sforzo di una parte della politica di farne una questione di sicurezza nelle grandi aree metropolitane, gli ultimi fatti di cronaca ci riportano bruscamente a un fenomeno di diffuso abbrutimento.
Anche la Calabria è diventata, sempre più spesso, scenario di episodi di violenza, da ultimo lo stupro di gruppo di Cassano Jonio, coraggiosamente denunciato dalla giovane vittima rumena. E a questa donna, venuta nella nostra terra per costruirsi un futuro migliore, deve andare la nostra solidarietà per aver avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini.
Dal suo coraggio dobbiamo imparare tutte e tutti.
Troppe volte, infatti, le violenze rimangono nascoste, per paura delle conseguenze, per vergogna, per sfiducia nella giustizia che non riesce a fornire una risposta tempestiva ed efficace a questi reati. Da un'indagine ISTAT del 2006 risulta che il 90 per cento delle violenze non viene denunciata. E a contraddire la demagogica caccia all'untore di questi giorni, c'è il dato in base al quale solo il 24,8 % delle violenze è per mano di stranieri, mentre nel quasi 70 per cento dei casi l'autore è il partner.
Le donne subiscono più forme di violenza. Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica
che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito diversi episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%).
Ed ancora più grave è l'assenza di una consapevolezza nelle donne vittime di questi comportamenti:
solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente "qualcosa di sbagliato" e ben il 36% solo "qualcosa che è accaduto".
Si può parlare di una emergenza violenze di genere?
L'attuale vuoto istituzionale ha creato un territorio franco per la sottovalutazione del fenomeno, l'indolenza legislativa, grazie alla quale le riforme permangono in una continua ruminazione colitica e affondano sotto i colpi di reciproci emendamenti, ha silenziosamente legittimato uno stato di fatto inquietante dove gli stupri diventano strumento di lotta politica nel periodo elettorale.
Il quadro normativo appare storicamente superato, basti leggere la ley integral spagnola, dove la questione della violenza sulle donne è esplicitamente definita come una questione di fondo per la democrazia e lo stato di diritto, e dove al centro non c'è la vittimizzazione, ma la tutela dei diritti delle donne, della loro libertà. Dobbiamo imparare a ribaltare la prospettiva e riconoscere che non possiamo definirci una vera democrazia sino a quando oltre la metà delle donne italiane dichiara di aver subito una forma di violenza nella propria vita.
Consigliera Regionale di Parità
pubblicato su Il Quotidiano del 02 febbraio 2009
La violenza contro le donne non ha razza,non ha età, non riguarda uno specifico territorio, la vediamo scoppiare ovunque con sempre maggiore ferocia e banalità, assumendo molteplici forme, per lo più sommerse.
Quasi ogni giorno leggiamo di stupri, abusi, sfruttamenti, che a volte sfociano tragicamente nell'uccisione della vittima. Malgrado lo sforzo di una parte della politica di farne una questione di sicurezza nelle grandi aree metropolitane, gli ultimi fatti di cronaca ci riportano bruscamente a un fenomeno di diffuso abbrutimento.
Anche la Calabria è diventata, sempre più spesso, scenario di episodi di violenza, da ultimo lo stupro di gruppo di Cassano Jonio, coraggiosamente denunciato dalla giovane vittima rumena. E a questa donna, venuta nella nostra terra per costruirsi un futuro migliore, deve andare la nostra solidarietà per aver avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini.
Dal suo coraggio dobbiamo imparare tutte e tutti.
Troppe volte, infatti, le violenze rimangono nascoste, per paura delle conseguenze, per vergogna, per sfiducia nella giustizia che non riesce a fornire una risposta tempestiva ed efficace a questi reati. Da un'indagine ISTAT del 2006 risulta che il 90 per cento delle violenze non viene denunciata. E a contraddire la demagogica caccia all'untore di questi giorni, c'è il dato in base al quale solo il 24,8 % delle violenze è per mano di stranieri, mentre nel quasi 70 per cento dei casi l'autore è il partner.
Le donne subiscono più forme di violenza. Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica
che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito diversi episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%).
Ed ancora più grave è l'assenza di una consapevolezza nelle donne vittime di questi comportamenti:
solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente "qualcosa di sbagliato" e ben il 36% solo "qualcosa che è accaduto".
Si può parlare di una emergenza violenze di genere?
L'attuale vuoto istituzionale ha creato un territorio franco per la sottovalutazione del fenomeno, l'indolenza legislativa, grazie alla quale le riforme permangono in una continua ruminazione colitica e affondano sotto i colpi di reciproci emendamenti, ha silenziosamente legittimato uno stato di fatto inquietante dove gli stupri diventano strumento di lotta politica nel periodo elettorale.
Il quadro normativo appare storicamente superato, basti leggere la ley integral spagnola, dove la questione della violenza sulle donne è esplicitamente definita come una questione di fondo per la democrazia e lo stato di diritto, e dove al centro non c'è la vittimizzazione, ma la tutela dei diritti delle donne, della loro libertà. Dobbiamo imparare a ribaltare la prospettiva e riconoscere che non possiamo definirci una vera democrazia sino a quando oltre la metà delle donne italiane dichiara di aver subito una forma di violenza nella propria vita.
domenica 1 febbraio 2009
Obama firma la sua prima legge per l’equità salariale tra i sessi
La prima legge firmata da Barack Obama è un provvedimento sulla parità salariale tra uomini e donne. La legge è ispirata alla lotta perpetrata dalla lavoratrice Lilly Ledbetter, ex dipendente della Goodyear Tire & Rubber Co che poco prima di andare in pensione (dopo quasi 20 anni di lavoro), si rese conto di percepire dall’azienda un salario inferiore del 40% rispetto ai suoi colleghi maschi. La discriminazione fu riconosciuta da un tribunale, ma una sentenza della Corte Suprema (durante l'amministrazione Bush) stabilì che Ledbetter aveva tardato troppo nel presentare la denuncia: l'impiegata avrebbe dovuto presentare la denuncia nell'arco di 180 giorni dalla prima discriminazione subita. La Lilly Ledbetter Fair Pay Act firmato da Obama cancella quella sentenza, grazie alla campagna messasi in moto e a un ampio movimento sociale.
"Nel firmare questa legge – ha detto Obama circondato dal vicepresidente Joseph Biden, dalla Segretario di Stato Hillary Clinton, e dalla stessa Ledbetter -, voglio mandare un segnale chiaro: fare in modo che la nostra economia funzioni significa assicurarsi che funzioni per tutti, che non ci siano cittadini di serie B nei nostri luoghi di lavoro." La legge, denominata appunto la 'Lilly Ledbetter Fair Pay Act', rappresenta una vera e propria vittoria per l'uguaglianza uomo-donna. ''Questo è un giorno meraviglioso, ha detto Obama poco prima di firmare la legge dedicata a Lilly sottolineando ancora una volta l'importanza della parità tra i/le cittadini/e anche e soprattutto nei posti di lavoro.
"Con la firma di questa legge stiamo difendendo uno dei maggiori principi di questa Nazione", ha osservato Obama. "Tutti siamo uguali, e tutti abbiamo il diritto a perseguire la nostra felicità.
Scettici sul provvedimento, alcuni politici repubblicani ed esponenti del mondo degli affari, che, hanno espresso preoccupazione per le misure che, a loro giudizio, potrebbero dare il via a un'esplosione di processi basati su vecchi contenziosi, scoraggiare i datori di lavoro dall'assumere donne, e minare gli sforzi in atto per fronteggiare la recessione.
Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell'Internazionale socialista delle donne, nel commentare la firma, ha detto che il presidente Obama ha stabilito un principio che per gli europei è contenuto nei Trattati di Roma firmati oltre mezzo secolo fa".
"Purtroppo però - continua la Locatelli - ancora oggi in Europa la differenza salariale tra uomini e donne è mediamente del 16 % ed é un gap che da anni non si riduce. Dobbiamo congratularci con Obama, che sta dando continui segnali di vero cambiamento nel suo Paese, e ci auguriamo che questo significativo gesto aiuti l'Europa a porre fine a una discriminazione sostanziale che penalizza le donne non solo economicamente - conclude l'esponente socialista - ma anche, ad esempio, nell'utilizzo dei congedi parentali, nei percorsi di carriera e nel riconoscimento della propria professionalita'”.
"Nel firmare questa legge – ha detto Obama circondato dal vicepresidente Joseph Biden, dalla Segretario di Stato Hillary Clinton, e dalla stessa Ledbetter -, voglio mandare un segnale chiaro: fare in modo che la nostra economia funzioni significa assicurarsi che funzioni per tutti, che non ci siano cittadini di serie B nei nostri luoghi di lavoro." La legge, denominata appunto la 'Lilly Ledbetter Fair Pay Act', rappresenta una vera e propria vittoria per l'uguaglianza uomo-donna. ''Questo è un giorno meraviglioso, ha detto Obama poco prima di firmare la legge dedicata a Lilly sottolineando ancora una volta l'importanza della parità tra i/le cittadini/e anche e soprattutto nei posti di lavoro.
"Con la firma di questa legge stiamo difendendo uno dei maggiori principi di questa Nazione", ha osservato Obama. "Tutti siamo uguali, e tutti abbiamo il diritto a perseguire la nostra felicità.
Scettici sul provvedimento, alcuni politici repubblicani ed esponenti del mondo degli affari, che, hanno espresso preoccupazione per le misure che, a loro giudizio, potrebbero dare il via a un'esplosione di processi basati su vecchi contenziosi, scoraggiare i datori di lavoro dall'assumere donne, e minare gli sforzi in atto per fronteggiare la recessione.
Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell'Internazionale socialista delle donne, nel commentare la firma, ha detto che il presidente Obama ha stabilito un principio che per gli europei è contenuto nei Trattati di Roma firmati oltre mezzo secolo fa".
"Purtroppo però - continua la Locatelli - ancora oggi in Europa la differenza salariale tra uomini e donne è mediamente del 16 % ed é un gap che da anni non si riduce. Dobbiamo congratularci con Obama, che sta dando continui segnali di vero cambiamento nel suo Paese, e ci auguriamo che questo significativo gesto aiuti l'Europa a porre fine a una discriminazione sostanziale che penalizza le donne non solo economicamente - conclude l'esponente socialista - ma anche, ad esempio, nell'utilizzo dei congedi parentali, nei percorsi di carriera e nel riconoscimento della propria professionalita'”.
giovedì 22 gennaio 2009
Aperte le iscrizioni all'Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia
Sono aperte le iscrizioni all'Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia di Reggio Calabria. Gli avvocati che volessero iscriversi hanno tempo fino al 31 gennaio in occasione del seminario di studi organizzato presso l'Auditorium “Lamberti Castronuovo” in via Damiano Chiesa 5.
La lezione sarà tenuta dal dott. Giacomo Oberto , magistrato presso il Tribunale di Torino, sul tema dei trasferminti patrimoniali nella crisi familiare.
Per qualsiasi ulteriore informazione si può scrivere all'indirizzo di posta elettronica dell'associazione osservatoriofamigliarc@yahoo.it oppure contattare il numero telefonico 3471232368.
Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia
Sez. di Reggio Calabria
La Presidente
avv. Maria Stella Ciarletta
La lezione sarà tenuta dal dott. Giacomo Oberto , magistrato presso il Tribunale di Torino, sul tema dei trasferminti patrimoniali nella crisi familiare.
Per qualsiasi ulteriore informazione si può scrivere all'indirizzo di posta elettronica dell'associazione osservatoriofamigliarc@yahoo.it oppure contattare il numero telefonico 3471232368.
Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia
Sez. di Reggio Calabria
La Presidente
avv. Maria Stella Ciarletta
martedì 13 gennaio 2009
La consigliera di Parità Ciarletta alla “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne”
La consigliera regionale di Parità, Stella Ciarletta, parteciperà domani, 14 gennaio, alla “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne”, organizzata dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Catanzaro. La manifestazione, che prevede una serie di eventi commemorativi e formativi, si svilupperà nell’arco di tre giornate in occasione dell’arrivo in città dell’anfora dell’Unione donne italiane, che dal 25 novembre 2008 sta attraversando l’Italia portando con sé un messaggio di condanna contro la violenza alle donne, e che verrà custodita presso la sala concerti del capoluogo regionale. In occasione della cerimonia ufficiale del passaggio di consegne, la consigliera di Parità terrà una relazione sul tema dell'evoluzione normativa contro la violenza di genere.
“Ho voluto essere presente alle tappe calabresi, prima a Reggio Calabria e adesso a Catanzaro, perché sono convinta - afferma Stella Ciarletta - che si debba partecipare attivamente a una manifestazione così importante per le donne calabresi. Il fenomeno della violenza di genere non tende assolutamente a diminuire, anzi, un recente sondaggio multiscopo Istat ha calcolato che oltre la metà delle donne italiane ha subito violenza nella sua vita, anche se con forme diverse come la molestia, l’aggressione verbale per arrivare, infine, alla vera e propria violenza fisica”. “Partecipare a queste manifestazioni - conclude la consigliera regionale di Parità -assume molteplici significati: si trasmette un messaggio di denuncia, di solidarietà femminile e di stimolo per le istituzioni perché intervengano significativamente con progetti di sostegno ai centri antiviolenza e l’attivazione di percorsi di uscita dalla violenza per le vittime che vogliamo ricostruire la propria vita”.
“Ho voluto essere presente alle tappe calabresi, prima a Reggio Calabria e adesso a Catanzaro, perché sono convinta - afferma Stella Ciarletta - che si debba partecipare attivamente a una manifestazione così importante per le donne calabresi. Il fenomeno della violenza di genere non tende assolutamente a diminuire, anzi, un recente sondaggio multiscopo Istat ha calcolato che oltre la metà delle donne italiane ha subito violenza nella sua vita, anche se con forme diverse come la molestia, l’aggressione verbale per arrivare, infine, alla vera e propria violenza fisica”. “Partecipare a queste manifestazioni - conclude la consigliera regionale di Parità -assume molteplici significati: si trasmette un messaggio di denuncia, di solidarietà femminile e di stimolo per le istituzioni perché intervengano significativamente con progetti di sostegno ai centri antiviolenza e l’attivazione di percorsi di uscita dalla violenza per le vittime che vogliamo ricostruire la propria vita”.
domenica 11 gennaio 2009
Il lavoro delle donne secondo il Rapporto Censis: tra fragilità e risorse, motore contro la crisi economica.
A cura di Stella Ciarletta
Il Rapporto sulla situazione sociale del paese 2008 del Censis conferma la fragilità della presenza delle donne nel mercato del lavoro: il 52,2 % del totale del lavoro precario è costituito dalle donne.
Questa minoranza vitale, come la definisce il Presidente del Censis De Rita, è tra i soggetti più colpiti dalla crisi, nonostante lievi e significativi miglioramenti in qualche settore. L'assenza di un welfare reale in favore delle famiglie grava per lo più sulle donne, impegnate nella missione impossibile di conciliare, con Ie proprie risorse personali, tempi di vita e lavoro.
Il documento sottolinea come nell'area della famiglia e della cura, è evidente il sovraccarico femminile, sia per le ore dedicate al lavoro familiare, superiori a quelle delle donne di altri Paesi e di molto inferiori a quelle degli uomini, sia per il sostegno delle reti di mutuo aiuto e di cura nella famiglia allargata. Inoltre la capacità ricettiva offerta dai servizi per la prima infanzia sia pubblici sia convenzionati si assesta, ma con oscillazioni regionali molto ampie, solo intorno all’11% della domanda. Per quanto riguarda gli asili pubblici, la spesa a carico delle famiglie, è orientativamente pari al 40%, per un esborso mensile di 285 euro circa, mentre quella mediamente sostenuta dai singoli comuni si aggira intorno ai 600 euro al mese per ciascun bambino/a. Il dato preoccupante è che oltre il 23% delle domande presentate finisce in lista di attesa. Se si considera un “affido” non inferiore alle tre ore quotidiane, nel 52,3% dei casi le madri lavoratrici sono costrette a ricorrere ai nonni; nel 27,8% dei casi agli asili pubblici o privati, nel 9,2% alle baby sitter, nel 7,3% all’altro genitore, nel 3,4% - invece – a parenti e amici. È dunque evidente che è, ancora una volta, la rete familiare a coprire ben il 63% delle esigenze. Uno dei dati più allarmanti è che il 28% delle madri lavoratrici è costretto a rinunciare a mandare i/le figli/e all’asilo: il 19,5% afferma che non ci sono posti disponibili, il 17,4% che non ci sono asili nel comune di residenza, per il 7,1% gli orari sono scomodi, per il 4,8% l’asilo è eccessivamente distante. Ritornando agli aspetti professionali, continuano a costituire aree di parziale esclusione sociale e lavorativa per le donne, da un lato le posizioni di vertice nell’ambito della rappresentanza politica e del governo economico, e dall’altro le aree a forte connotazione tecnologica. Come sottolinea il Rapporto, lee donne sono, infatti, circa un quarto degli uomini tra i legislatori, dirigenti e imprenditori, ma occupano più della metà delle posizioni esecutive.
Non sono da sottovalutare una serie di fenomeni positivi, fino a sfiorare situazioni di leadership femminile in alcune particolari aree: professioni intellettuali, mediche (35,7%), quelle legate alle scienze della vita (55%), ai dirigenti di organizzazioni nazionali e sovranazionali (40,5%), alla magistratura (26,3%), alla pubblica amministrazione (47,2%), ai servizi di ricerca e sviluppo (44,5%), alle attività immobiliari e ai servizi alle imprese (44,1%). In particolare negli ultimi tre anni le donne in magistratura sono aumentate di oltre il 10 %, e del 24% le dirigenti di organizzazioni di interesse nazionale e sovranazionale.
L'area della gestione di impresa è un'altra area che mostra interessanti risultati nella posizione delle donne. In particolare il management è uno dei pochi settori nei quali l'Italia ha recuperato rispetto all'Europa per quanto riguarda la presenza femminile. Almeno 7 donne imprenditrici su 10 hanno creato la propria azienda da sole. Non solo per necessità di lavorare e per non far chiudere un'attività preesistente di famiglia, ma anche per seguire una propria vocazione. Un fenomeno, quello dell'imprenditoria femminile, che cresce con ritmi più sostenuti di quelli dell'imprenditoria maschile, tanto che oggi le donne reggono secondo dati di “Unioncamere”, il 25% del totale delle aziende italiane. In loro, come indica il Rapporto Censis, prevale una ''cultura del profitto ben temperato '', che si sostanzia attraverso atteggiamenti e azioni riconducibili a modelli di capitalismo orientato a valorizzare l'impatto sociale ed economico, del fare impresa ''. Le Manager ritengono che il successo sia legato al coraggio di ''sporcarsi le mani '' con tutto ciò che riguarda l'impresa (dall'amministrazione alle strategie), collegando il profitto alla capacità di ispirare fiducia sia nei clienti sia ai propri dipendenti e considerano come principio guida nella propria attività la responsabilità e la capacità di rispondere insieme ai bisogni dell'azienda e alle attese dei/delle dipendenti ''. Brave, intraprendenti e produttive, l’unica pecca per il Censis è che la vivacità valoriale delle imprenditrici non sembra accompagnarsi a un altrettanto forte orientamento alle relazioni. Il Censis segnala una certa estraneità delle Manager rispetto alle vicende economiche e sociali circostanti che conferma che le imprese femminili sono, più di quelle a conduzione maschile, restie a partecipare attivamente alla vita pubblica locale e sostanzialmente chiuse nel proprio microcosmo produttivo e amicale. Ciò che molte donne imprenditrici non hanno ancora fatto proprio – sottolinea il rapporto - è il principio per cui fare bene il proprio lavoro oggi comporta, invece, anche la capacità di creare e mantenere connessioni forti con l'economia locale e con le opportunità di innovazione che questa richiede, persino sul piano dell'internazionalizzazione. Il 42esimo rapporto Censis, infine, non ammette altre letture: occorre promuovere il lavoro femminile migliorando le condizioni sociali delle donne.
martedì 6 gennaio 2009
Consigliera di Parità: “Discriminatorio il bando di concorso per vigili urbani del Comune di Lamezia”
La consigliera regionale di Parità, Maria Stella Ciarletta, chiede al sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, la sospensione del concorso pubblico relativo alla copertura di tre posti di vigile urbano per una palese violazione del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna. La consigliera Ciarletta riscontra, infatti, nel bando una discriminazione collettiva, di tipo indiretto, laddove viene richiesto “quale requisito di ammissione al concorso la patente di guida di categoria A per coloro che l’abbiano conseguita dopo il 26 aprile del 1988”. Stella Ciarletta rammenta al sindaco che il Codice delle parità opportunità vieta “qualsiasi diversità fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale”.
La consigliera, pertanto, sollecita l’amministrazione comunale di Lamezia Terme a rimuovere le discriminazioni accertate attraverso la sospensione della procedura concorsuale in corso e la riapertura dei termini per la presentazione delle domande per un periodo analogo a quello originario (30 giorni), previa rimodulazione della clausola di partecipazione contestata nel senso di imporre ai vincitori della selezione di acquisire a loro cura, entro un congruo termine, la patente di guida di tipo A ai fini dell’assunzione. Non provvedendo a sanare l’anomalia del bando, l’ufficio della consigliera di Parità procederà all’impugnazione del concorso davanti al Tribunale amministrativo regionale.
La consigliera, pertanto, sollecita l’amministrazione comunale di Lamezia Terme a rimuovere le discriminazioni accertate attraverso la sospensione della procedura concorsuale in corso e la riapertura dei termini per la presentazione delle domande per un periodo analogo a quello originario (30 giorni), previa rimodulazione della clausola di partecipazione contestata nel senso di imporre ai vincitori della selezione di acquisire a loro cura, entro un congruo termine, la patente di guida di tipo A ai fini dell’assunzione. Non provvedendo a sanare l’anomalia del bando, l’ufficio della consigliera di Parità procederà all’impugnazione del concorso davanti al Tribunale amministrativo regionale.
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